Blackout e fotovoltaico, perchè non metterci un backup?

In caso di interruzione della corrente elettrica dalla rete come possiamo continuare a sfruttare la produzione del nostro impianto fotovoltaico solo tramite uno storage!

Avere una fonte autonoma di energia elettrica, non ti mette insomma al riparo dai guai della rete. Se questa cade, i pannelli solari diventano solo un’inutile decorazione blu sul tetto.

La ragione di questo fastidioso limite è semplice: se l’impianto continuasse a funzionare anche durante i blackout, immetterebbe corrente nella rete e chi ci dovesse lavorare per riparare il guasto, rischierebbe di restare fulminato.

LO STORAGE

Ma c’è un modo per continuare a usare il proprio impianto, anche quando la rete si interrompe: sul mercato tutti i produttori di inverter e sistemi di accumulo, propongono modelli che consentono di aggiungere allafunzione di storagequella di backup, cioè l’alimentazione dell’impianto di abitazione tramite l’energia immagazzinata nelle batterie.

EPS: cos’è

Attenzione, però, a non confondere backup, o meglio EPSEmergency power system,  con i gruppi di continuità, o UPSUninterruptible power supply: sono diversi tecnicamente e come normativa di riferimento.

Nell’UPS la rete tiene in carica una batteria, alla quale vengono direttamente connessi apparecchi che non possono interrompere la loro funzione, come i computer delle banche o le luci in una sala operatoria.

In altre parole l’UPS non può immettere energia nella rete, ma fornirla solo a singoli dispositivi. L’EPS è invece più complesso: la batteria è in connessione sia con l’impianto FV che con la rete di casa, e quindi anche con quella esterna.

Nell’EPS la batteria  viene  caricata dall’impianto solare, e, in caso di blackout, un dispositivo, chiamato “contattore”, stacca questa dalla linea elettrica esterna.

Solo dopo di ciò la batteria provvede ad alimentare i consumi domestici».

Finché dura l’emergenza, insomma, la casa diventa un’isola rispetto alla rete esterna, e viene alimentata solo dall’accumulatore e dall’impianto solare, in sinergia. Solo al ritorno dell’elettricità, il contattore riconnette la casa alla rete esterna.

COME SI REALIZZANO QUESTI IMPIANTI

Questo tipo di impianti può essere realizzato combinando vari tipi di batterie e di inverter, che siano però predisposti per il backup.

Il costo di un inverter per impianto domestico si aggira sui 1.000 euro, ma se ha anche la funzione di backup il suo prezzo cresce di circa 600 euro».

Il tipo di sistema di accumulo/backup, però, cambia a secondo se si voglia aggiungere a un nuovo impianto FV oppure ad a uno già esistente.

SE L’IMPIANTO è NUOVO E NON INCENTIVATO...

«Se l’impianto è nuovo e non incentivato, l’accumulo può essere collegato direttamente all’impianto solare, mentre un unico inverter, con il suo software, gestisce le varie situazioni, back up compreso: è una soluzione semplice, economica e diretta.

Se però l’impianto è incentivato, questa soluzione non è ammessa dal GSE. In questo caso si deve installare in casa un secondo inverter, collegato alle batterie, al FV e alla rete stessa, subito a valle del contatore. Con una opportuna programmazione, questo impianto adempie sia alla funzione di immagazzinare la produzione solare per usarla di sera, che di intervenire in caso di blackout, alimentando la casa dopo averla disconnessa dalla rete.

In entrambi i casi le pratiche sono poche e svolte dall’installatore: si tratta di avvertire il GSE e l’Enel dell’esistenza del nuovo sistema di accumulo con EPS connesso alla rete e certificare la sua realizzazione a regola d’arte.

Perchè avere un sistema di backup?

Avere un sistema di storage evita di restare al buio, non poter utilizzare i sistemi di riscaldamento (sia pompe di calore che stufe o caldaie a biomassa) e di tenere l’impianto FV inutilizzato, ma non è come essere connessi alla rete e l’energia che fornisce va usata cum grano salis

La durata del backup, naturalmente dipenderà dalla capacità della batteria, e dai carichi che si vuole continuare ad alimentare durante il blackout

quanto costa avere un impianto di backup?

Un sistema medio domestico, da 3kW/5kWh, si aggira sui 5.500 euro, tutto compreso.

Vendiamo un impianto di accumulo/backup da 10 kWh a 10-12.000 euro

Forse si potrebbero però ridurre i costi, usando batterie diverse da quelle al litio.

Ogni batteria va bene, a patto che l’inverter sia programmato per il tipo usato. Oggi il campo di gioco è diviso quasi solo fra litio e piombo-gel, ma il primo ha molti vantaggi, come il minore ingombro, la maggiore profondità di scarica e vita utile, e visto che il prezzo delle batterie al litio è in veloce discesa, direi che la partita si è quasi risolta a loro favore.

Il punto, allora, è se veramente serva installare degli accumuli, connessi all’impianto solare, solo per evitare i blackout.

Sono stati venduti un certo numero di sistemi di accumulo con backup dopo le nevicate eccezionale del gennaio 2017, che hanno lasciato migliaia di persone senza corrente, ma dopo di allora le vendite sono state rare. In effetti si calcola che l’utente medio della rete italiana resti senza corrente per soli 45 minuti l’anno, non proprio un disagio insopportabile. Inoltre  le interruzioni più gravi, avvengono in genere per eventi meteo in stagioni con poco sole, e in quei casi sperare che l’impianto solare con batterie riesca a farci restare autonomi a lungo è spesso illusorio.

E c’è anche da considerare che, programmare di mantenere la batteria sempre carica, per far fronte ai blackout, riduce flessibilità e convenienza dell’accumulo. L’uso degli accumuli come back up, quindi, si configura come un acquisto “emozionale”, dettato più dall’ansia che dalla ragionevolezza.

E non solo dall’ansia, in realtà: fare invidia ai vicini, tenendo le luci accese mentre loro sono al buio. Come diceva quella pubblicità, non ha prezzo…

da QualEnergia