I MATERIALI PER L’ISOLAMENTO TERMICO IN EDILIZIA: NOTE DI FISICA DEI MATERIALI

Uno dei principali problemi del settore termotecnico legato all’edilizia riguarda la mancanza di un’adeguata preparazione dei tecnici sulla fisica dei materiali.

Non è colpa dei tecnici: programmi di studio antiquati, mancanza di corsi di aggiornamento adeguati, interessi commerciali legati ai materiali di basso livello prodotti da grandi multinazionali, incompetenza della maggior parte delle fonti di informazione.

Proviamo a fare una breve lezione divulgativa sula fisica dei materiali di isolamento termico.

I materiali tradizionali si basano esclusivamente sulla resistenza termica. Cosa significa? Che l’onda termica trapassa TUTTO il materiale, se si aspetta abbastanza tempo, ma trova “resistenza” e quindi, se lo spessore è adeguato, si raggiunge comunque il risultato di isolare i muri.

Per capire meglio il concetto: qualunque materiale è in grado di fare isolamento in questo modo. In base alla sua “resistenza termica” si determina lo spessore necessario. Se con l’EPS (materiale a base plastica), ad esempio, servono 12 centimetri per avere un buon risultato, con il cemento armato (che ha una pessima resistenza termica) servirebbero 5 metri e mezzo di spessore.

I nuovi materiali di derivazione astronautica e nanotecnologici hanno invece due effetti combinati: lo scudo termico e la resistenza termica. Per scudo termico s’intende che l’onda termica, o almeno gran parte di essa, NON passa. Poi si aggiunge la resistenza termica data, di solito, dal vuoto inserito all’interno delle microsfere di ceramica di cui questi materiali sono composti. Ma il principale fattore di isolamento è dato proprio dallo scudo termico, o riflettanza. Questo dato viene certificato col valore chiamato SRI. Per essere un buon prodotto, come scrive l’ENEA, questo valore deve superare il 70%. Se oltre il 100%, siamo nell’eccellenza.